Dietro ogni PMI c’è un patrimonio concreto: il capannone, i macchinari in reparto, i dati dei clienti, i furgoni, le persone che ci lavorano. Ognuno di questi porta con sé un rischio diverso, e ciascun rischio ha la sua copertura. Il broker è la figura che li tiene insieme: mappa cosa c’è da proteggere nell’azienda reale e costruisce la protezione su quella base, prima di guardare le polizze a listino.

Le PMI hanno polizze scollegate tra loro

Un’impresa con qualche anno di attività accumula coperture a strati. La RC arriva all’apertura, la property con il primo capannone di proprietà, la tutela legale in un secondo tempo, spesso su richiesta di un cliente o di una banca. Ogni polizza porta con sé la data della firma, e i criteri di quel giorno preciso: il fatturato di allora, i dipendenti di allora, i rischi che sembravano importanti in quel momento.

Un’azienda però si muove in continuazione. Apre una linea di export, assume dieci persone, sposta il magazzino, inizia a incassare pagamenti online, aggiunge un reparto. La copertura resta ferma alla fotografia del giorno della firma. Passano tre o quattro anni e il divario si allarga: capita di pagare ancora per un rischio che è sparito e di restare esposti su un’attività nata nel frattempo.

Broker assicurativo aziende: dalla somma di polizze al programma unico

Il modo in cui le coperture vengono scelte dall’azienda racconta molto; la RC quando la chiede un cliente, la cyber dopo un attacco letto sul giornale, la tutela legale per un contenzioso già aperto. Il risultato è un mosaico di coperture scollegate, con doppioni che pesano sul premio e buchi che si scoprono solo davanti a un sinistro. Un broker assicurativo per aziende che ragiona per programma parte dal rischio reale dell’impresa, non dal prodotto disponibile a listino, e mappa insieme RC, cyber, property, tutela legale e continuità operativa prima di scegliere le compagnie. Le imprese che passano a questo approccio segnalano meno sorprese al rinnovo, perché la copertura viene ridisegnata ogni anno su come è cambiata davvero l’attività, non rinnovata per inerzia.

La logica del programma cambia anche l’ordine delle mosse. Prima la mappatura, poi il mercato. Si parte da una lista di quello che l’azienda può perdere davvero: il fermo di una macchina che vale metà della produzione, la responsabilità verso un committente che pretende massimali alti, il furto di dati che fa scattare obblighi verso i clienti. Su quella lista si costruisce l’architettura delle coperture, decidendo dove serve un massimale robusto e dove basta il minimo. Solo a quel punto si mettono a confronto sullo stesso perimetro le compagnie, e le sovrapposizioni vengono alla luce.

Cyber risk e continuità operativa restano le aree più scoperte

Tra tutte le voci di un programma, due chiedono attenzione: il cyber risk e la continuità operativa. Un ransomware che blocca il gestionale ferma ordini, fatture e magazzino nello stesso istante. La produzione va avanti a mano finché regge, poi si ferma; i clienti aspettano, e intanto qualcuno chiede un riscatto per riavere i file. La copertura cyber è utile su più fronti: il costo tecnico per ripulire i sistemi, la perdita economica dei giorni di fermo, la gestione degli obblighi verso i clienti quando i dati finiscono in mano ad altri.

La continuità operativa guarda l’altra faccia della stessa medaglia: quanto costa ripartire dopo un evento che ferma l’attività; un incendio in reparto, un allagamento che manda offline la produzione per due settimane, un macchinario chiave da sostituire con mesi di attesa per il ricambio.

La property paga il bene distrutto; la continuità operativa copre quello che l’azienda smette di guadagnare mentre è ferma, e i costi in più per rimettersi in moto.

Scegliere un broker assicurativo aziende: cosa guardare prima di firmare

Prima della firma, ci sono sempre un paio di aspetti da approfondire. Cerchiamo sempre di capire con quante compagnie lavora, se è specializzato su più mercati e naturalmente il metodo di lavoro, quello necessario a mappare il rischio: se fa domande sull’attività reale, sui flussi, su cosa fermerebbe l’azienda per una settimana, sta costruendo un programma. Se apre subito il modulo della polizza, sta vendendo un prodotto.

Facciamo sempre domande, su tutto, anche su chi segue la pratica quando arriva un sinistro, come viene gestito il rapporto con la compagnia nel momento in cui bisogna incassare; dobbiamo comprendere, dunque, cosa accade nel concreto dopo la firma. Il broker rimarrà il nostro punto di riferimento? Sosterrà la crescita dell’azienda proteggendola di pari passo dai possibili rischi?

Sul territorio cuneese, con questo metodo attento, opera Settebroker, che affianca all’analisi del rischio reale strumenti di intelligenza artificiale e propone la consulenza indipendente dalle compagnie, al servizio delle PMI del Piemonte.

 

Di Giovanni Sarbenno

Sono l'autore di molti post di blog e articoli. Amo quello che faccio e non smetto mai di interrogarmi sul senso della vita.