KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

Ogni anno le aziende italiane mettono da parte migliaia di cisternette industriali esauste, i contenitori cubici da mille litri che si trovano nei settori agroalimentare, chimico e farmaceutico. La prassi più diffusa resta il conferimento in discarica, considerato quasi un passaggio obbligato.

Ma è davvero così? Tra lo smaltimento definitivo e il recupero si collocano una serie di soluzioni intermedie, dal riuso dopo bonifica alla rigenerazione, che l’economia circolare ha reso praticabili su scala industriale.

Perché lo smaltimento delle cisternette non è sempre la scelta più conveniente

Destinare alla discarica una cisternetta dopo un solo impiego comporta la perdita di un contenitore ancora pienamente utilizzabile. Una volta svuotata e sottoposta a bonifica, una cisternetta in buone condizioni sostiene senza difficoltà altri due o tre cicli di stoccaggio, con un corrispondente risparmio sugli acquisti e una quantità significativa di plastica sottratta al flusso dei rifiuti.

Anche l’analisi economica porta alle stesse conclusioni. Il conferimento in discarica genera costi di trasporto e di smaltimento che gravano sul bilancio aziendale, mentre l’affidamento a un circuito di ritiro e rigenerazione ne modifica i termini. Il contenitore usato mantiene un valore residuo, la sua plastica rientra nel ciclo produttivo e l’impresa riduce sia la spesa sia l’impatto ambientale.

Poiché oggi sappiamo che i criteri di sostenibilità incidono sui bilanci e sulle richieste della committenza, trattare una cisternetta esausta come semplice rifiuto non si rivela la scelta più lungimirante.

Smaltimento cisternette: quando è davvero l’unica strada

Ci sono casi in cui la cisternetta non è più recuperabile: gabbia deformata, serbatoio fessurato, tracce di sostanze che rendono la bonifica troppo costosa rispetto al valore del contenitore. In queste situazioni allo smaltimento cisternette si affianca comunque un passaggio di separazione dei materiali, perché plastica, metallo della gabbia e pallet seguono filiere di recupero diverse. Realtà come S.I.L.C., attiva dal 1995 nella zona di Bergamo su ritiro, rigenerazione e recupero di questi contenitori, gestiscono proprio questo smistamento prima che il materiale prenda strade diverse. Il risultato cambia parecchio rispetto al conferimento indifferenziato in discarica, sia in termini di costo che di quantità di plastica effettivamente recuperata.

Nel conferimento indifferenziato ogni componente finisce insieme verso la discarica, inclusa la plastica di maggior pregio, con una perdita netta di materiale ancora valido. Nella gestione differenziata ciascun elemento viene invece indirizzato al proprio canale di riciclo, e persino da un contenitore giudicato irrecuperabile si recupera una quota rilevante di materia prima seconda.

Come riconoscere se una cisternetta è ancora recuperabile

La valutazione sul recupero di una cisternetta richiede pochi controlli, alla portata di chi la maneggia in azienda. Il primo esame riguarda la gabbia metallica che avvolge il serbatoio: se si presenta integra, ben salda e priva di deformazioni evidenti, il contenitore parte da una condizione favorevole.

Un’attenzione particolare spetta al serbatoio in plastica e alla valvola di scarico. Il corpo del contenitore deve risultare privo di crepe, rigonfiamenti o aloni che segnalino il contatto con sostanze aggressive, mentre la valvola va verificata nella tenuta. Un rubinetto che perde o una filettatura danneggiata sono difetti spesso sanabili in fase di rigenerazione, purché il resto della struttura sia solido.

Con i dovuti accertamenti visivi è possibile farsi un quadro attendibile prima di contattare l’operatore, distinguendo i contenitori da avviare al lavaggio da quelli destinati allo smontaggio. Nei casi dubbi, la valutazione conclusiva spetta a chi rigenera cisternette per professione, in grado di cogliere anche i dettagli meno evidenti.

Il ruolo della separazione dei materiali nell’economia circolare

Ogni cisternetta risulta dall’assemblaggio di materiali differenti, ed è su questo aspetto che si concentra il potenziale di recupero. Il serbatoio è in polietilene ad alta densità, una plastica pregiata e molto richiesta dai riciclatori; la gabbia è in acciaio, dotato di una filiera di recupero consolidata; il basamento può essere un pallet in legno, plastica o metallo, ciascuno con un proprio canale di destinazione. Tre materiali, tre percorsi distinti.

Nel momento in cui avviene una corretta separazione di questi componenti, si ottiene una considerevole quantità di materia reimmessa nel ciclo. Smontata con metodo, una cisternetta cede quasi integralmente le proprie parti al riciclo. E così l’economia circolare si traduce da principio astratto in pratica operativa.

Questo spiega perché, di fronte a una cisternetta, la discarica è soltanto l’ultima delle opzioni da prendere in considerazione quando ogni altra via si è rivelata impercorribile. Prima intervengono il riuso dopo bonifica, la rigenerazione e, nella stessa fase di smaltimento, la separazione accurata dei materiali.

Di Giovanni Sarbenno

Sono l'autore di molti post di blog e articoli. Amo quello che faccio e non smetto mai di interrogarmi sul senso della vita.